INFORMAZIONI SUL COMITATO
- COMITATO ANTI NUCLEARE DEL BASSO VERONESE
- Il comitato nasce a seguito della minaccia di un ritorno al nucleare resa effettiva dalla Legge Sviluppo “ Le grandi riforme per rilanciare l’economia del paese” approvata in Luglio 2009 dal Governo. Il vecchio piano CNEN risalente agli anni 80’ prevedeva un sito nucleare a Legnago in località Torretta, e ad oggi mancando una definitiva localizzazione degli impianti, quel piano ritorna tristemente alla ribalta. Ad aggravare quest’ipotesi dobbiamo anche registrare l’intervento del Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan che ha manifestato quest’estate la disponibilità ad accoglierne una nella nostra Regione. Il comitato si pone come mezzo di contrasto a questa scelta, nel nostro territorio e in tutto il territorio nazionale ribadendo l’importanza di investire nel risparmio energetico, nell’efficienza energetica e nelle fonti di energia rinnovabile in linea con altri paesi europei
giovedì 28 gennaio 2010
Tratto per intero da http://temporeale.libero.it/libero/news/2010-01-27_127458006.html
Voto contrario espresso da Lombardia, Veneto e Friuli
(ANSA) - ROMA, 27 GEN - La Conferenza delle Regioni ha dato parere negativo, a maggioranza, al piano di costruzione di nuove centrali nucleari. Voto contrario rispetto alla decisione della Conferenza e' stato espresso dalla Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. ''Siamo contro il nucleare - ha detto il presidente della Basilicata, Vito De Filippo - e' una scelta non positiva che non ha esiti immediati e che impatta negativamente sulle scelte energetiche''
mercoledì 27 gennaio 2010
Il vergognoso affare nucleare
lunedì 25 gennaio 2010
Energia per il futuro - Lettera di alcuni scienziati.
Riportiamo una lettera importante scritta da alcuni scienziati, tra cui Vincenzo Balzani (Università di Bologna)
Tratto da www.energiaperilfuturo.it
Who else, if not the scientists, is responsible for setting guidelines for defining progress and for protecting the interests of future generations?
Richard R. Ernst, Nobel per la Chimica.
Siamo un gruppo di docenti e ricercatori di Università e Centri di ricerca, pienamente convinti che non sia più il tempo in cui gli scienziati possono chiudersi nelle loro torri d’avorio per dilettarsi con loro ricerche, senza curarsi dei problemi della società in cui operano e di quelli dell’intero pianeta. Per il privilegio che abbiamo avuto di poter compiere studi universitari e di lavorare nel campo delle ricerca e dell’insegnamento, abbiamo la responsabilità di informare ed educare le persone e dobbiamo dare il nostro contributo per superare le difficoltà che caratterizzano la nostra epoca
Ogni giorno di più ci rendiamo conto della fragilità del mondo in cui viviamo e possiamo dire, con Hans Jonas che “è lo smisurato potere che ci siamo dati, su noi stessi e sull’ambiente, ad imporci di sapere cosa stiamo facendo e di scegliere in quale direzione vogliamo inoltrarci”. È sempre più urgente, quindi, che gli scienziati guardino oltre i confini del loro laboratorio per contribuire a compiere scelte che permettano alla nostra e alle prossime generazioni di vivere in un pianeta più accogliente, in una società più giusta e in un contesto internazionale più pacifico.
Siamo pienamente consapevoli che la responsabilità di prendere decisioni, sia in campo nazionale che internazionale, spetta ai politici democraticamente eletti e non pretendiamo affatto che si affidi la guida politica del Paese agli scienziati. Crediamo però che, come accade nelle nazioni più progredite, soprattutto oggi negli Stati Uniti, i politici abbiano il dovere di consultare gli scienziati sui problemi che possono essere affrontati e risolti soltanto con una approfondita conoscenza della scienza e della tecnologia.
Veneto e nucleare.
Nucleare, Bortoluzzi: Dalle parole di Zaia ai fatti: il Veneto inserisca la norma AntiNucleare nella finanziaria regionale, motivando con l'enorme spreco di denaro pubblico che ne deRIVA – 4 gennaio 2010 - dal sito www.radicali.it
La Regione Campania e la Puglia hanno inserito nel loro quadro normativo Leggi che di fatto bloccano, a diverso titolo, la possibilità di costruire centrali nucleari nei loro territori. Il Veneto, ad oggi, non ha fatto nulla in questo senso e rischia "di restare la Regione che si affaccia al mare con il cerino in mano". Le nuove centrali, infatti, hanno bisogno di tanta acqua per il raffreddamento dei reattori, tanta che le Regioni maggiormente indiziate sono certamente quelle con affaccio diretto sul mare e, magari un concomitante corso d'acqua. "Il Veneto - spiega Bortoluzzi, che ha convocato con Emma Bonino gli stati Generali sul Nucleare a Padova il 30 e 31 gennaio - rischia di fare la fine di sempre, in barba al federalismo e al "padroni a casa nostra" che ci vogliono far credere sarà: diventare la pattumiera nucleare d'Italia perché i nostri governanti o candidati tali dichiarano la loro avversità per prendere voti, ma non promuovono iniziative legislative adeguate a lasciare i cittadini veneti tranquilli". Il nostro approccio, continua - non è ideologico. Noi sosteniamo infatti che il nucleare sia tecnologia vecchia e che non conviene. Tra 10 anni, o 20 con i ritardi di costruzione che si sono manifestati anche in Francia, le centrali saranno più antiche che le centrali a carburanti fossili oggi, e - soprattutto - crediamo che tutte le regioni debbano partire dalla stessa base, mentre in Italia c'è già chi, per certo, sta iniziando a dire no.
Da qui l'appello al Centro Sinistra Veneto: "Propongo all'opposizione di concentrare le forze su questa richiesta durante l'approvazione della finanziaria del Veneto. Per una volta, data la particolare situazione, chiedo a tutti di uscire dal rapporto contrattuale con la maggioranza e di far comprendere ai cittadini che un'opposizione vera, seria, che ha motivazioni profonde e forza per portarle avanti esiste a questo dilagare populista che vota a Roma per il Nucleare, promette ai Veneti che non sarà a casa loro, ma non promulga Leggi adeguate a mantenere queste promesse, lasciando che oggi il Veneto sia l'indiziato numero uno per la costruzione di una centrale".
Elezioni regionali in Veneto e nucleare - dal sito del Quotidiano del Nord
Dal sito del Quotidiano del Nord - Elezioni regionali in Veneto e nucleare, Legambiente lancia quesiti
Veneto - 15 gennaio 2010 - “Una centrale nucleare nel Veneto, sì o no?”. Questo il quesito che Legambiente Veneto rivolge a tutti i canditati alle prossime elezioni regionali, sollecitando una risposta immediata, in modo da garantire un confronto trasparente e democratico sul rilancio del nucleare in Italia. “Un tema così pesante per il futuro del Paese e della nostra regione da non potere in alcun modo rimanere fuori dal dibattito elettorale - sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto -. I cittadini veneti non possono essere costretti a escludere la questione atomica dalle loro valutazioni”. “Tutti i candidati - prosegue Bertucco - ci dicano chiaramente come la pensano e come intendono comportarsi nel momento in cui andrà stabilita la localizzazione dei siti per le centrali. A quanto pare il governo sta cercando di rimandare ogni decisione sui possibili siti a dopo le elezioni ma si rischia così di procedere in maniera ben poco democratica. Gli elettori devono conoscere le posizioni di coloro che stanno per delegare a governare il territorio”. Le Regioni hanno un ruolo essenziale nella definizione delle politiche energetiche del nostro Paese. Tant’è che undici di loro (Lazio, Marche, Umbria, Basilicata, Puglia, Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte, Campania), ma non il Veneto hanno avanzato ricorso alla Corte Costituzionale nei confronti della norma varata dal governo che (caso unico nei paesi occidentali) prevede la possibilità di avviare la costruzione di una centrale nucleare o di un impianto di trattamento di scorie anche in presenza di un parere contrario delle istituzioni locali e delle regioni interessate, militarizzando inoltre i siti scelti.
mercoledì 20 gennaio 2010
L'energia eolica in Spagna. Studi e riflessioni.
Temi chiave per il futuro dell'energia eolica in Spagna
ScienceDaily (7 settembre 2009) - La rivista politica energetica ha recentemente segnalato due studi che mettono in risalto alcune questioni fondamentali per il futuro dell'energia eolica in Spagna. Un team di ingegneri presso l'Università di Saragozza ritiene che sia "tecnicamente valida ed economicamente ragionevole" per l'energia eolica per il 30% della produzione totale di energia della Spagna. Un rapporto da due ricercatori dell'Università di Alcalá (UAH) e la European Wind Energy Association (EWEA), nel frattempo, dice il numero di posti di lavoro generati da questo settore l'Unione europea ha aumentato del 226% dal 2003.
"Al giorno d'oggi, la fornitura parchi eolici circa il 12% dell'energia elettrica prodotta in Spagna, ma entro il 2030, questo potrebbe salire al 30%", dice José Luis Bernal, del Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell'Università di Saragozza e co-autore di un studio pubblicato recentemente sulla rivista politica energetica.
Il suo team ha sviluppato il suo proprio metodo di calcolo basato sulla quantità di energia hanno contribuito da varie fonti. I risultati mostrano che un mix energetico, con l'energia eolica che fornisce il 30%, l'energia solare turbine il 20% e il gas un ulteriore 20% (10% -15% di produzione di biogas e il 5% -10% di gas naturale), è tecnicamente ed economicamente praticabile in Spagna . Il resto sarà costituito da impianti idroelettrici, geotermia e biomassa (20% tra le tre) e di energia dalle centrali elettriche di carbonio (10%), che dovrebbero applicare le tecniche di cattura di CO2 al fine di ridurre il loro impatto sul riscaldamento globale.
I fattori di proposta per la questione delle turbine eoliche potenzialmente ancora in piedi, quando c'è vento, sembra di un contributo da combustibili fossili di meno del 20% e non considera l'uso di energia nucleare. "Secondo i nostri calcoli, il costo per kilowatt-ora (kWh) potrebbe essere compresa tra 5,5 e 6,1 centesimi di euro", ha detto Bernal.
Lo studio dimostra che i parchi eolici sono stati già fornisce circa il 10% di elettricità in Spagna nel 2007 (260 TWh), quando la loro capacità di generazione di energia è aumentato del 33,2%, passando da 11,63 GW in gennaio a 15,5 GW entro il dicembre dello stesso anno. Questo trend di crescita si è attestata fino al giorno d'oggi, sia in termini di megawatt prodotti e nella generazione di posti di lavoro.
Venti favorevoli per l'occupazione
Nel 2008, l'energia eolica fornito circa 104.000 posti di lavoro nell'Unione europea, secondo un rapporto, pubblicato anche in politica energetica, da Maria Isabel Blanco, presso l'Università di Alcalá (UAH) a Madrid, e Gloria Rodrigues, dalla European Wind Energy Association (EWEA). "Si tratta di un aumento del 226% rispetto al 2003", dicono gli autori.
Lo studio mostra che la produzione di questa energia fornisce occupazione diretta per 38.000 persone in Germania, 20.500 in Spagna e 17.000 in Danimarca, i tre principali paesi produttori della UE. Produttori di turbine e dei loro componenti rappresentano il maggior numero di posti di lavoro creati, che sono presi in gran parte da uomini (che rappresentano il 78%), come è generalmente il caso delle catene di produzione industriale.
Il rapporto, basato su un'indagine svolta tra le aziende leader del settore, dimostra che un nuovo mercato legato al settore dell'energia eolica sta nascendo in Europa, con Francia, Italia, Irlanda e Portogallo anche svolgere un ruolo attivo. Tuttavia, nonostante questi sviluppi dinamici, vi è "una mancanza di specialisti, project manager, ingegneri e l'esercizio e la manutenzione degli esperti" per le centrali eoliche. Al fine di risolvere questa situazione, lo studio chiede misure da mettere in atto per educare i lavoratori e aumentare la loro mobilità.
Il più grande impianto fotovoltaico d'Italia
Il link alla notizia lo trovate sempre nella solita sezione apposita.