INFORMAZIONI SUL COMITATO

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Il comitato nasce a seguito della minaccia di un ritorno al nucleare resa effettiva dalla Legge Sviluppo “ Le grandi riforme per rilanciare l’economia del paese” approvata in Luglio 2009 dal Governo. Il vecchio piano CNEN risalente agli anni 80’ prevedeva un sito nucleare a Legnago in località Torretta, e ad oggi mancando una definitiva localizzazione degli impianti, quel piano ritorna tristemente alla ribalta. Ad aggravare quest’ipotesi dobbiamo anche registrare l’intervento del Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan che ha manifestato quest’estate la disponibilità ad accoglierne una nella nostra Regione. Il comitato si pone come mezzo di contrasto a questa scelta, nel nostro territorio e in tutto il territorio nazionale ribadendo l’importanza di investire nel risparmio energetico, nell’efficienza energetica e nelle fonti di energia rinnovabile in linea con altri paesi europei
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lunedì 18 ottobre 2010

OBIETTIVO: RIDURRE DEL 60% LE EMISSIONI DI CO2 ENTRO IL 2025.

La scommessa del comune di Genova. Grazie al piano energetico della città, creato in sinergia con quello di Londra, attraverso l'intesa fra i sindaci d'Europa. Il primo passo consiste nell'incrementare il trasporto elettrico, creazione di impianti per la produzione d'energia alternativa e la revisione del regolamento edilizio secondo le nuove normative di ecocompatibilità.
L'assessore Montanari, spiega che: "Esiste un vero e proprio trading dell'anidride carbonica che stabilisce una quotazione della stessa ed obbliga chi non produce energia ecocompatibile ad acquistarla da altri soggetti". Il piano energetico del Comune di Genova agirà anche sull'edilizia pubblica e privata, favorendo i restauri che limitino ad esempio le dispersioni di calore e promuovendo i "condomini sostenibili".
Fonte: energethica - sustainable energy news

mercoledì 5 maggio 2010

Nucleare in difficoltà, rinnovabili volano.

Fonte: Qualenergia Gennaio - Febbraio 2010

E' vero, negli USA Obama ha messo a reso disponibili 8,3 miliardi di dollari come garanzie governative sui prestiti per la realizzazione di due nuove centrali atomiche. Lasciando perdere il come motivare questa scelta (in molti dicono che dal punto di vista politico sia stata fatta per ingraziarsi i senatori repubblicani e far così approvare la legge sul clima ), possiamo dire che dopo il 2007, erano state presentate 26 richieste di nuove centrali nucleari e 19 sono state già cancellate o posposte per gli alti costi.Per capirsi, se tutto andasse bene, nel 2017 avremmo due nuovi reattori in grado di sviluppare una quantità di elettricità inferiore a quella prodotta dai 10 GW eolici installati lo scorso anno negli U.S.A.
Inoltre, le garanzie offerte dal Governo americano non soddisfano l'intero costo dei nuovi reattori, quindi le compagnie elettriche tentano di aumentare le bollette come è successo in Georgia, Florida, Carolina del Sud e Texas. (Chiedetevi allora se veramente con il nucleare l'elettricità sarà meno costosa...).
Questi tentativi di aiuto al nucleare, come quelli forniti da Bush, risulteranno essere tardivi e poco efficaci, per una serie di motivi:
- lo sviluppo delle rinnovabili;
- il reattore EPR di Olkiluoto (come quelli che vogliono fare in Italia),che ha accumulato 3 anni di ritardo e un extraconto del 75%;
- problemi di sicurezza del reattore EPR;
- tra il 2007 e il 2009, in 2 anni, sono stati collegati alla rete nel mondo solo 3 GW nucleari e altrettanti sono stati disattivati;
- l'elettricità prodotta dagli impianti eolici e solari installati negli ultimi 3 anni, su scala mondiale, è stata 10 volte superiore a quella degli impianti nucleari realizzati nello stesso periodo.
Un altro problema non ancor arisolto sono i rifiuti altamente radioattivi. Per avere un'idea, negli U.S.A. ogni anno vengono prodotte 2000 tonnellate di scorie nucleari, che dopo l'abbandono del progetto Yucca Montain in Nevada, perchè considerato non sicuro da Obama e per il quale il Dipartimento dell'energia aveva lavorato a lungo e spendendo 10 miliardi di dollari, vengono stoccate nei reattori stessi.
Per chi parla di riprocessamento delle scorie, ricordiamo che negli Stati Uniti, questa opzione è stata scartata per evitare il rischio di sottrazione da parte di terroristi di materiali nucleari.
In Italia, la situazione è piuttosto confusa, in quanto il decreto sul rilancio del nucleare è stato pubbliccato sulla Gazzetta Ufficiale quais un mese dopo l'approvazione in Consiglio.Nonostante la scadenza fosse a metà dell oscorso novembre, non è ancora stato approvato lo statuto e nè sono stati indicati i vertici dell'Agenzia per la sicurezza nucleare.
Il sottosegretario Saglia afferma che "Siamo ancora convinti di poter coprire il 12 - 13% del mix con l'atomo nel 2020/2022, con effetti anche sulla bolletta.
A parte che credere che in così breve tempo si possano realizzare 4- 5 reattori, non è fattibile. Mentre per il fatto che ci saranno effetti sulla bolletta, visto le parole spese prima per gli U.S.A., non ci resta che dire che le bollete cresceranno per colpa del nucleare.

venerdì 12 marzo 2010

RINNOVABILI. ITALIA NON NE PRODURRA' A SUFFICIENZA PER IL 2020

Da LA STAMPA.it del 11/03/2010

Bruxelles, 11 mar. (Apcom) - L'Italia è uno dei cinque Stati membri dell'Ue che prevede di non riuscire a conseguire entro il 2020 il proprio obiettivo nazionale di aumento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili nel suo fabbisogno energetico, e che intende acquistare all'estero l'energia 'verde' supplementare necessaria per rispettare gli obblighi del 'Pacchetto clima' dell'Ue. Il dato , non nuovo, è stato confermato ufficialmente oggi a Bruxelles dalla Commissione europea, che ha pubblicato i le previsioni inviate dai governi dei Ventisette riguardo alla produzione e importazione delle rinnovabili nei prossimi 10 anni. Le previsioni degli Stati membri, a detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all'Energia Guenther Oettinger, "confermano che l'Ue riuscirà a raggiungere, e addirittura superare, l'obiettivo del 2020", ovvero l'aumento al 20% della quota del consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili (nel 2005 si era all'8,5%). Secondo le proiezioni, si dovrebbe raggiungere il 20,3%. Si tratta, ha osservato la portavoce, di "un segnale molto positivo che dimostra come gli Stati membri prendano sul serio la politica Ue a favore delle energie rinnovabili". Oltre all'Italia, solo quattro altri paesi (Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Malta) dovranno ricorrere alle importazioni di energia 'verde' per conseguire i propri obiettivi nazionali, mentre 12 dei 27 Stati membri (comprese Francia e Gran Bretagna) prevedono sia sufficiente la propria produzione nazionale di rinnovabili, e 10 riusciranno addirittura a superare il target. Fra questi, la Germania, la Svezia, la Spagna e la Polonia Quel che emerge subito dal confronto con gli altri paesi è la mancanza di determinazione dell'Italia a produrre nella Penisola stessa tutta l'energia rinnovabile che servirebbe per rispettare l'obiettivo nazionale (il 17% nel 2020, rispetto al 5,2% del 2005), nell'ambito dell'obiettivo comunitario complessivo del 20%, e questo nonostante il fatto che i sussidi pubblici italiani per incentivare la produzione di elettricità rinnovabile siano i più alti di tutta l'Ue, pari a 70 euro per Megawatt/ora generato, e che il potenziale per il solare del Mezzogiorno (in particolare Sicilia, Puglia, e Sardegna) sia il più alto d'Europa insieme a quello del Sud della Penisola iberica. L'Italia, secondo quanto il governo stesso ha comunicato a Bruxelles, intende investire e generare posti di lavoro in paesi terzi piuttosto che utilizzare tutto il potenziale che ha in casa propria: prevede, infatti, di acquistare energia rinnovabile e biocarburanti per circa 4 Mtep (miliardi di tonnellate di equivalente petrolio) all'anno (calcolati al 2020) da alcuni paesi terzi, e in particolare fino a 1,1 Mtep di elettricità 'verde' da Albania, Croazia, Montenegro, Svizzera e Tunisia. Nel rapporto italiano si prevede anche la crescita di queste importazioni in quattro tappe: 0,086 Mtep nel 2014, 0,860 nel 2016, 1,170 nel 2018 e 1,170 anche nel 2020. (Segue) Copyright APCOM (c) 2008